Who am I?

Sono Ben Bamboo Korami e da qui in avanti non leggerete mai più questa ovvietà. 

Da qui in avanti scriverò come se io e te (che leggi) ci fossimo sempre conosciuti. Visti. Sentiti. Come se da sempre fossimo stati amici. Perché è così che funziona: uno scrittore scrive e un lettore legge, e quando accade questo allora tutto può avere inizio. Anche e soprattutto un’amicizia.

Dunque, anche questa cosa inizierà esattamente così, con me a scrivere e te a leggere. E andrà avanti, finché si potrà, finché converrà, finché ci piacerà. Anche se dovessimo a lungo rimanere solo io e te, te e io.

All’epoca in cui mi sto accingendo a scrivere questo Day #1 la situazione a bordo è questa. E te la riassumerò in pochissime righe.

Well, who am I?

Dunque, io sono uno scrittore. Anche se di scrittura non vivo. In quanto tale, ho scritto cose per anni, usando altri nomi. Racconti brevi, brandelli di romanzi. Persino qualche poesia. Spesso l’ho fatto per conto terzi, cosa che uno che vuole definirsi scrittore non dovrebbe fare mai, ma tant’è. Poi, a un certo punto, diversi anni fa, ho iniziato a scrivere qualcosa che avrei voluto tenere solo e soltanto per me. A quel tempo sognavo a occhi aperti (cosa che più o meno continuo a fare tuttora, naturalmente) e in uno di quei sogni ho visto un mondo che ho provato a descrivere. Ne è nato il fantasy che mi porto ancora dietro, nascosto in due-tre chiavette usb, un’opera da un migliaio di cartelle, nella mia mente suddivisa in capitoli, il primo dei quali già completato e il secondo scritto per un terzo. Ma questa è una storia che al momento non mi sentirai più raccontare. Almeno per un po’.

Ciò di cui mi sentirai parlare spesso, da qui in poi, è il nuovo viaggio che ho deciso di intraprendere con la mia nave, quando a un certo punto mi sono accorto che ne sarebbe valsa la pena. Un viaggio che mi ha portato qui dove sono ora, un punto che non è l’inizio né ovviamente la fine di niente. Un viaggio in quella che da oggi mi piacerà definire la spazzatura della quale la mia anima si è sempre cibata, dandomi grande piacere.

Considera che la spazzatura, spesso e volentieri, è roba dal gusto talmente buono che tende a diventare ciò di cui noi andiamo più ghiotti. Non il caviale, né le ostriche, il tartufo bianco o le escargot. No: a me a te spesso piace il pane con la salsiccia grassa, il cheeseburger da quattro soldi, le patate strafritte. Sono queste le cose che ci appagano.

E questo è successo a me, con la scrittura. Alla fine ho avuto il desiderio di strafogarmi con qualcosa di succoso e saporito. Con qualcosa di veramente appagante, come un bel bisogno fisiologico espletato dopo una settimana di costipazione ostinata, come una sana mangiata di porcherie gustose, abbondanti, facili da sgusciare.

A un cero punto -sarà stato a settembre del 2016- ho sentito la necessità di scoprire l’effetto che fa cimentarsi con qualcosa di diverso da quello cui avevo dedicato gran parte della mia immaginazione negli ultimi tre anni. L’occasione mi venne data da un piccolo contest letterario (che vinsi), dove prese piede il concept di 1NR1 -Il Codice dell’Espiazione , il mio primo romanzo ufficiale, che uscirà a brevissimo per l’etichetta Acheron Books. Fu in quella stagione della mia vita che riscoprì il piacere di tuffarmi nel trash puro che aveva popolato la mia infanzia di ragazzo degli anni ’80 & ’90, bevendone lunghe e dissetanti sorsate. In quel momento pensai che tutto quel ben di Dio sarebbe stato opportuno farlo sgorgare in qualche modo, dandogli finalmente la forma compiuta di un romanzo. Ma ho anche coltivato l’idea che quel romanzo, dopo tutto, non rimanesse solo sano e legittimo trash.

Insomma, ecco quello che feci: iniziai a scrivere, semplicemente cambiando rotta. E lo feci salendo su questa nave.

Dunque, eccoci qui. Ecco come ci siamo arrivati.

E lascia che ti dica questo, amico mio: è stato bellissimo, catartico, salutare. Soprattutto –e questo lo so bene solo adesso- è stato drammaticamente necessario.

Durante la stesura di 1NR1 ho passato lunghe ore immerso in un mondo fatto di cose contrastanti ed essenziali. Essenziali quantomeno per me.

Musiche ipnotiche di John Carpenter ripetute in loop e vagonate di chitarra by Angus Young mi hanno permesso di dipingere il mondo perfetto e devastato in cui ho ambientato la storia del mio nuovo eroe, Ron Kasemero. E quando, non molti mesi dopo averla iniziata, mi sono trovato davanti alla parola fine, ho capito che il processo di trashizzazione che avevo scientemente intrapreso non si sarebbe arrestato più.

Così ora piloto questa nave. Una nave dove tu stai salendo a bordo. E la immagino come una specie di Enterprise che plana sopra oceani di magma e sangue posticcio, in un sottofondo di frasi cult tanto care a Tarantino (perlomeno a quel Tarantino che faceva film strafighi), rumore di motoseghe e risate stridule di demoni candariani.

Ero salpato da poco tempo, l’odore del porto ancora nelle narici, quando una masnada di bravi sgherri mi ha assoldato per una side quest. Non mi sono lasciato pregare, of course. Ne è nato un libro, un’antologia di racconti fantastici, della quale faccio orgogliosamente parte e che, ad oggi, rappresenta la mia prima (e finora unica) apparizione ufficiale come Bamboo nel mondo dei libri là fuori: si intitola N di MeNare, e tu, caro amico mio che stai leggendo proprio ora, se vorrai, potrai dargli una possibilità, accaparrandotene una copia nei link amazonici che troverai sparsi qui in giro.

Beh, ad ogni modo: tutto questo ha l’aria di essere solo l’inizio. L’inizio di qualcosa che mi piacerà fare per un bel po’.

Dài, ripartiamo ora. Destinazione: profondità recondite dello JunkWorld. Un posto dove regna l’estremo e molte cose lasciano indignati e perplessi.

Il posto dove mai io e te vorremmo essere, ma che, in fondo in fondo, abbiamo sempre avuto dentro.

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